Archivi tag: vino

Tappi alternativi per il Vino

La  Stampa di settore,  Blog e opinionisti  sono oggi  sempre più  concentrati  su un argomento  che, contrastando con la Tradizione,  sconvolge il mondo del Vino; nel particolare parliamo dei TAPPI ALTERNATIVI.

tappi-alternativi

L’ultimo baluardo contro l’uso dei Tappi Alternativi è caduto con il Decreto Legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 224 del Settembre 2013 il  quale ha dato il via libera all’utilizzo del tappo a vite e/o dei tappi “alternativi” anche per i vini DOCG.
Per fortuna, a tutela della Tradizione e della qualità,  è  stata riconosciuta ai  singoli Consorzi  di Tutela la  facoltà di inserire vincoli più restrittivi all’interno dei disciplinari di produzione.

Innamorato  del tradizionale  Tappo Sughero (come del resto la maggior parte degli amanti del  buon vino), il solo pensiero di non poter compiere o assistere al nobile gesto dello “stappare il  vino”  mi  rattrista.
Personalmente  sono  uno di quei consumatori che è  anche pronto a correre il rischio di aprire una bottiglia e scoprire che la stessa ha “sentore di  tappo”; il rischio è però abbondantemente bilanciato  dal  “gesto” e dalla passione che  il  “gesto” stesso  esprime.

In paesi (mercati) come l’Italia e la Francia il tappo di sughero è l’espressione della tradizione e della qualità; i Tappi Alternativi  spesso ed erroneamente su questi mercati identificano  prodotti  di  bassa qualità  inducendo  il  consumatore  a dare giudizi  talvolta non corretti.
In paesi come USA, Canada, Australia, Russia, Cina e Giappone, contrariamente a quanto  accade  nel  mercato  Italo-Francese i  tappi Alternativi sono molto apprezzati e  talvolta  richiesti come  condizione essenziale per l’ingresso su quel mercato del prodotto.

Sul  mercato, oggi,  possiamo incontrare diverse tipologie di tappi alternativi; nel particolare quelli  di maggior  densità sono:
•    Tappi sintetici
•    Tappi in vetro
•    Tappi a vite
•    Tappi a corona
•    Tappi in biopolimero da canna da zucchero
I Tappi  Alternativi; soprattutto quelli in vetro, garantiscono, oltre all’assenza di contaminazione del vino da Armillaria Mellea (un fungo parassita della quercia da sughero), una buona traspirazione, lenta e costante.
Volendo parlare di  costi, di sicuro il Tappo in Vetro è quello con il  costo più elevato; l’eleganza che esprime però, bilancia il maggior costo.
In un precedente articolo, ho  espresso  ammirazione  per la Cantina  Socci di Castelplanio (AN) che per alcuni dei suoi vini, trattandosi di  prodotti di  nicchia, ha inserito il tappo in vetro.

Tornando alla traspirazione… è davvero così importante?!?
Alcuni test hanno dimostrato che l’ossigeno contenuto tra il tappo e la superficie del Vino in bottiglia basti per la sua evoluzione ottimale.
Sembra impossibile, vero?
Ecco qui di seguito il risultato di quello che sembra essere stato il più importante dei test effettuati e quello con l’esito più palese e concreto.

spectrum

L’immagine sopra mostra lo stato di 14 bottiglie di vino bianco sigillato con vari tipi di tappo e lasciato invecchiare per circa 125 mesi (poco più di 10 anni) dopo l’imbottigliamento.
Il processo di chiusura è stato condotto dal “Wine Research Institute” australiano.
Il test è stato eseguito  per valutare gli effetti che il tappo in sughero rispetto a quello in plastica e a quello a vite potevano avere  su una bottiglia di vino.
Il test ha dimostrato inequivocabilmente la superiorità dei tappi a vite.
Dalla prova  eseguita si è  riscontrato oltre all’ovvio venir meno del “sentore di tappo” e del “premox” (ossidazione prematura), una notevole differenza di maturazione tra le varie bottiglie (e chiusure).
Il vino oggetto del  test era un “Clare Valley Semillon” del  1999 prodotto da Kerri Thompson di Leasingham Estate.
Migliaia di bottiglie sono state tappate con 14 diverse tipologie di  tappo  tra cui molteplici tappi naturali e sintetici; un solo campione è  stato sigillato con tappo vite,  la bottiglia è  la prima  da Sinistra nella  foto su esposta.
Tutti campioni sono stati sistematicamente analizzati nel corso di un periodo di 10 anni con metodi sensoriali e di analisi,  nonchè periodicamente fotografati.
La foto in questione e su evidenziata  è a dir poco esaustiva riguardo quale sia il metodo di conservazione ottimale; i risultati della valutazione sensoriale/organolettica stupiscono e non poco.
Sembra, infatti, che i vini sigillati con il tappo a vite fossero ancora più che bevibili, mentre molti di quelli tappati a sughero no.
I primi, oltre ad aver mantenuto  determinate  caratteristiche organolettiche vantavano  peculiarità accattivanti tipiche dell’invecchiamento in bottiglia, come aromi secondari e terziari, pur mantenendo una notevole freschezza, propedeutica ad un ulteriore margine di longevità.
Pur  rimanendo fedele alle tradizioni (la realizzazione dei tappi di  sughero è una disciplina  la cui evoluzione è costante e volta alla eliminazione di TCA e TBA), ritengo  che sulla  base  del principio del  “in medio stat virtus”  l’uso  dei tappi  alternativi  sia  da prendere in debita considerazione;  nel particolare  sta  diventando   sempre più  frequente l’uso  dello “screw cap”.

Una piccola curiosità?
Noi  italiani,  grandi produttori  di  Vino  con particolare  cura  delle  tradizioni, siamo gli inventori  dell “Ardeaseal” ; il tappo più tecnico in assoluto, con addirittura la possibilità di dosare il passaggio dell’ossigeno in base alle esigenze del singolo Vino.

10 curiosità sul mondo del vino

Il mondo del vino, bello quanto vasto… Di seguito troverete 10 curiosità sul vino per amanti del settore e non.

Quale il vino più costoso del mondo?

in questa speciale classifica il primo posto è occupato da una bottiglia da sei litri di Cabernet del 1992 prodotto da Screaming Eagle, una azienda della Napa Valley, pagata più di 228.000 euro. Una bella sorpresa, vero? Forse un pò tutti ci saremmo aspettati una bottiglia prodotta in zone più “tradizionali”, come ad esempio una bottiglia di Chateau Margaux 1787, posseduta dal presidente USA Thomas Jefferson e risarcita al legittimo proprietario William Sokolin con più di 165.000 euro. Accadde infatti che il proprietario della bottiglia la portò con sé a una cena al Four Season Hotel di New York, ma uno sbadato cameriere la urtò mandandola in frantumi. Non osiamo pensare alla faccia del cameriere…. L’assicurazione ripagò Sokolin con “soli” 165.275 euro, contro i cinquecentomila richiesti.

Il vino più costoso del mondo

Quale lo Champagne più costoso del mondo?

Lo champagne è sempre sinonimo di lusso e ricchezza ma… Il vincitore di questa speciale classifica è il “Goût de Diamants”, di cui una bottiglia creata per un cliente privato costa circa 1.400.000 euro. Il valore è certamente nello champagne ma sopratutto nella bottiglia, dotata di una placca in oro bianco massiccio da 18 carati con un diamante di 19 carati. Non male, eh?

champagne più costoso del mondo

Quale il vino più vecchio del mondo?

Tutti o quasi conosciamo un famoso detto recita che il vino invecchiando migliora. Ma qual è il vino che più di tutti ha sfidato il tempo? Il primato va alla bottiglia rinvenuta a Spira, in Germania, risalente al 325 d.C.
Custodita presso l’Historisches Museum der Pfalz, è stata ritrovata nel 1867: è attribuibile al periodo romano ed è ancora visibile la patina di olio di oliva destinata a proteggerlo dall’ossidazione. Il tappo non è ancora in sughero ed è stata acquistata nel 1993 da Arohl Ganster, per “soli” 100 milioni di dollari.
Tra i vini più vecchi in botte la medaglia d’oro va a quello conservato presso l’Hospices de Strasbourg, un bianco alsaziano del 1472. Travasato per la priva volta nel 1718, ha un titolo alcolometrico del 9,4% ed è stato assaggiato solo tre volte: nel 1576, nel 1718 (mentre lo travasavano, ovvio) e nel 1944 durante la liberazione di Strasburgo.

vino più vecchio del mondo

Quale la vigna più vecchia del mondo?

Questo speciale primato spetta al nostro amato Bel Paese, infatti la vigna più vecchia del mondo si chiama Versoaln e si trova  a Prissiano, in provincia di Bolzano. La “piantina”, ha un tronco di 32 centimetri ed è stato stimato che abbia più di 350 anni. Ma il vino lo fa? Lo fa eccome: è prodotto dal Podere provinciale di Laimburg in poche bottiglie all’anno.

vigna più vecchia del mondo

Quale la migliore annata del Sassicaia?

Domanda “ostica” specialmente se vi capita un Sassicaia nel calice nel bel mezzo di una degustazione. Senza esitare distribuite sapienza vinicola affermando  che la migliore annata di questo orgoglio italiano è la 1985; più recentemente possiamo citare la 1990, 2004, 2009 e 2011.

sassicaia_1985

Quale la migliore annata per lo champagne?

Tra le recenti annate le migliori per le bollicine più famose del mondo sono state la 1988 (giudicata irraggiungibile da la maggior parte degli esperti), la 1989 (detta l’annata dei rosé, poiché vi fu gran bella maturazione del pinot noir) e la 1990.

champagne più buono del mondo

Quale il vitigno più coltivato?

Il vitigno più coltivato al mondo è il cabernet sauvignon; nato dall’incrocio spontaneo di cabernet franc e sauvignon blanc, si adatta bene, ha un ciclo vegetativo medio/breve che gli permette di sopravvivere alle gelate primaverili e non si ammala con facilità. In più chi lo sa trattare ne tira fuori un gran bel vino, il che… non guasta!

Cabernet-sauvignon

Per quale motivo si usa la ceralacca per sigillare il vino?

La pratica di sigillare il vino con la ceralacca nasce per l’esigenza di fornire un sigillo di garanzia per i vini di pregio, poiché la ceralacca spesso veniva impressa con un timbro dell’azienda produttrice. Oltre a ciò la ceralacca inibisce il passaggio di ossigeno, il nemico numero uno dei nostri amati vini. Ma… c’è un ma! In particolar modo i vini rossi, quelli ricchi di estratto, tannini e antociani, hanno bisogno di ossigeno per affinarsi ulteriormente e la presenza della ceralacca da questo punto di vista è dannosa.

chiusura in ceralacca

Perché le bottiglie di vino di solito sono da 75 cl?

L’usanza di usare le bottiglie di vino da 75 cl è nata dagli inglesi, maestri del commercio del vino sin dal 1700: la loro unità di misura è il gallone imperiale, pari a circa 4,5 litri. Ebbene, ogni cassa doveva contenere due galloni di vino che diviso per dodici bottiglie (sei per cassa) dà appunto 0,75 litri.

capacità bottiglia vinoSarebbe possibile “clonare” un vino di prestigio?

Questa è nuova: dopo i quadri e le borse arriva il vino copia dell’originale, e per di più senza uva.  Avete capito bene: il metodo consiste nell’analizzare i vini con spettrometria e gas-cromatografia di massa allo scopo di isolare le molecole aromatiche e riprodurle in laboratorio. Infine si aggiunge una miscela idro-alcolica ed il gioco è fatto. A sostenere di poter fare questa avveniristica vinificazione è Ava Winery, che ha riprodotto lo Chateau Montelena 1973, il vino che permise agli Stati Uniti di vincere il discusso Paris Wine Tasting del 1976.

vino clonato

Verdicchio “Marika”, il carattere di un vitigno in un bicchiere grazie alla Criomacerazione

Buonasera amici,

Il Lunedì è giornata tragica un pò per tutti; possiamo consolarci però, ripercorrendo i bei momenti trascorsi nel week end.

Il mio week end l’ho trascorso nelle Marche, sono stato ospite di alcuni amici in provincia di Ancona.

In questa  pausa,  ho avuto il  piacere di  assaggiare  un Verdicchio dei Castelli di Jesi davvero eccezionale; un Vino che aveva già attirato la mia attenzione su “Lo Scrigno Dei Sapori“, (il sito dove ha  acquistato anche il  Franciacorta  Belon du  Belon ndr )  ma che non avevo avuto ancora la fortuna di assaggiare.

Il  Verdicchio in questione è  il Verdicchio “Marika” prodotto dell’Azienda Vitivinicola Socci;  piccola Cantina Artigianale delle colline di Castelplanio (AN).

Ciò che mi ha colpito  del  Marika è stato il  gusto e l’aroma corposo, probabilmente scaturente dal processo di vinificazione basato sul principio della Criomacerazione o macerazione a freddo (congelamento del grappolo prima della pressatura).  Anche nel colore, giallo paglierino carico, ritroviamo un tratto distintivo della sua lavorazione; i profumi sono di frutti intensi; al palato è un’esposione di pienezza e morbidezza, accompagnati da un retrogusto che volge verso una sensazione di agrume sempre più candita.

Molto elegante anche  la bottiglia; forma, etichetta e tappo vetro compongono il quadro d’autore di cui questo vino, a mio parere deve essere l’assoluto protagonista.

Documentandomi ulteriormente ho scoperto che l’Azienda Socci  ha una produzione limitata di questa etichetta; circa 3000 bottiglie all’anno.

socci-marika-verdicchio-dei-castelli-di-jesi-dop-classico-superiore

Il vino fa ingrassare? Quante calorie contiene un bicchiere di vino?

Siamo in estate, sento giornalmente parlare della “prova costume” e sopratutto di sacrificanti diete basate sull’abbandono totale di cibo e vino.

Non voglio fare alcun commento sulle scelte personali circa scelte o decisioni alimentari,  ma da attento consumatore (forse sarebbe più corretto dire da attento bevitore) mi permetto solo di  riportare dei dati scientifici circa i valori nutrizionali del vino di qualità.
Spesso si dice che il vino fa ingrassare, verità o leggenda metropolitana?

Dunque, iniziamo con la suddivisione del la componente calorica del vino in due parti,  l’alcool e gli zuccheri.

L’alcol sviluppa circa 7 calorie per grammo, e pesa 0,79 kg/litro.

Il grado alcolico è espresso il percentuale volumetrica, per cui un litro di vino con 12° di gradazione contiene 120 ml di alcol, pari a 120×0,79=94,8 grammi  (95×7=665 kcal/litro).

Il fruttosio, che rappresenta la gran parte dello zucchero nel vino, ha un apporto calorico di 4 kcal/grammo.

Un vino secco contiene 5-10g/l di fruttosio, quindi (mediamente) 30 kcal/litro; un passito con 50g/l di fruttosio svilupperà invece 350 kcal per la componente zuccherina.

Possiamo quindi dire che un bicchiere da 100 ml di vino secco ha un contributo calorico di circa 70 kcal, un vino passito di 100 kcal.

Per confronto, un bicchierino da 25 ml di superalcolico (40°) sviluppa circa 55 kcal, se di amaro alle erbe (40°, 50g/l di zuccheri) circa 60 kcal. Un litro di bevanda gassata (tipo cola) contiene fino a 120 g/l di zucchero (saccarosio, non fruttosio) per cui una lattina da 330 ml sviluppa 140 kcal, come circa 2 bicchieri di vino secco.

Sulla base di quanto  descritto, un consumo moderato di vino non credo incida sul  nostro aspetto fisico, un consumo  moderato forse aiuta il nostro fisico.

Mi raccomando, se bevi e mangi responsabilmente, il Tuo corpo saprà ringraziarTi mantenendosi sempre in forma perfetta.

A presto,

Ivan

BicchieriVino

Un Blogger innamorato dell’Enogastronomia italiana

Salve a tutti, mi chiamo Ivan e sono un appasionato di Enogastronomia.

A causa del mio lavoro, sono costantemente in giro sul territorio  italiano, ciò mi consente di apprezzare le grandi risorse enogastronimiche che l’Italia offre.

Il Degustatore” (www.ildegustatore.com) nasce per condividere  e confrontare le mie esperienze con le persone che come me amano il  nostro territorio e sopratutto amano le ricchezze enogastronimiche italiane.

Nel mio girovagare è stato impossibile non innamorarmi di verdi colline, vigne fiorenti, distese pianure, alberi in fiore e soprattutto di piccoli grandi Artigiani che rendono ancora più magico tutto ciò.

Durante i miei viaggi, ho imparato a rispettare la Natura ed a instaurare con essa un rapporto privilegiato di sana convivenza;    per questo porgo sempre un occhio di riguardo verso prodotti da agricoltura Biologica.

Sono un appassionato (non mi piace definirmi un esperto) di Enogastronomia a 360°, questa grande passione mi ha portato ad esplorare, apprezzare e sopratutto rispettare la filosofia Vegan e gli alimenti “Gluten Free“.

Il Degustatore” vuole essere un “diario” di riferimento per tutti coloro i quali amano  condividere le proprie esperienze enogastronomiche.

A presto;

Ivan

Food & beverage Blog